Fotografia in Spedizione: Aconcagua 2000

 

La spedizione

Tips and Trips

La vetta del monte Aconcagua (6970 m slm)

ripresa all'alba dall'ultimo accampamento 

prima di raggiungere il campo base della via

dei Polacchi (Ovest).

La vetta ripresa durante l'ultimo giorno di 

marcia di avvicinamento al campo base

della via dei Polacchi (Ovest).

La Spedizione

 

Il ritorno da un viaggio lontano è sempre carico di ricordi, sensazioni e soprattutto esperienze.

Per una spedizione alpinistica tutto questo è esaltato al massimo.

20 gennaio 2000: finalmente è al via la mia prima esperienza alpinistica extraeuropea.

La spedizione, organizzata e realizzata insieme a quattro amici e compagni di tante ascensioni sulle alpi (Stefano e Riccardo Pisano, Alessandro Fenocchio ed Enrico Podestà), mi vede anche impegnato nel ruolo di fotografo di alta quota.

La meta che avevamo scelto per la nostra prima esperienza di alpinismo extraeuropeo è una tra le più ambite vette del continente americano: l’Aconcagua.

L'ultimo accampamento durante l'avvicinamento al campo base nella smisurata valle di origine glaciale che limita il monte Aconcagua verso ovest.

La presenza di una sorgente rende il paesaggio meno brullo ed arido.

La seconda giornata di marcia di avvicinamento al campo base.

Il forte vento, il caldo durante il giorno ed il freddo di notte, insieme alla necessità di guadare impetuosi torrenti segnano una lunga e faticosa giornata.

Con 6959 metri di quota è la vetta più alta della cordigliera delle Ande e dell’intero continente americano. Si trova in territorio argentino ad una latitudine di circa 35° Sud, circondata da un territorio desertico caratterizzato da un’alternanza di colori che lascia senza fiato. L'ambiente, per i suoi caratteri e per la vastità che lo contraddistingue, è diverso da quello delle Alpi. Gli spazi con cui ci si confronta sono tali da ridimensionare ogni cosa, compresa la nostra presenza: è la natura la vera protagonista della scena. Una natura dura ed allo stesso tempo affascinante: l'escursione termica raggiunge gli oltre 40 gradi, i venti soffiano con raffiche violentissime durante tutta la giornata riempiendo ogni angolo del corpo di una fine polvere limosa, e l'aria è talmente secca da far bruciare la gola ed il naso. Queste sono le condizioni che si trovano fino ai 3600 m s.l.m. del secondo campo di avvicinamento al campo base.

I ritmi della vita qui sono scanditi dalla forza degli elementi che dominano su ogni cosa: sulle rocce che vengono intensamente disgregate ad opera degli agenti climatici e franano nei fondovalle dove impetuosi e torbidi torrenti le trasportano, dopo un lungo viaggio, fino all'Oceano Atlantico, sugli animali e le poche piante che sono riusciti ad adattarsi ad un ambiente tanto ostile e sull’uomo che si spinge fin qui.

L'ultimo campo di avvicinamento. La marcia di avvicinamento.

Il 23 gennaio  arriva il momento della partenza vera e propria: tre giorni di marcia per percorrere i  70 km che ci separano dal campo base. In quell’istante, improvvisamente, si avvera un sogno coltivato da lungo tempo e si materializzano le risposte alla domanda che ci è stata fatta da molti prima di partire: perché?

Il motivo era proprio davanti a noi: la ricerca di una natura selvaggia ed estrema che mette a dura prova e non perdona chi le si avvicina senza il dovuto rispetto. La ricerca di quel limite che non si deve sorpassare, perché il prezzo da pagare sarebbe certamente il più alto.

La via di salita che avevamo scelta è quella dei Polacchi, per il versante Est; si tratta di una via che si sviluppa su ghiacciaio e che è molto meno battuta rispetto alla via normale che percorre il versante sud-ovest. Una delle maggiori insidie è rappresentata, insieme alla durezza del clima, dal mal di montagna, uno dei nemici più temuti da chi si avventura in alta quota.

La tenda dei guardaparco e del servizio

medico al campo base.

Sullo sfondo la vetta dell'Aconcagua.

Stefano ed Alessandro tra le nostre tende al

campo base.

Il mal di montagna nella sua forma più acuta colpirà Enrico pochi giorni dopo l'arrivo al campo base: per salvare la sua vita è assolutamente necessario scendere di quota affinché il suo organismo si trovi in condizioni di maggior ossigenazione. Le sue condizioni però precipitano a causa di una forte tracheite contratta durante l'avvicinamento al campo base, rendendo impossibile ogni suo spostamento.

La nostra assistenza e l'aiuto fornito dal medico del campo base e dai guardaparco che, in condizioni disagiate ed estreme, riescono a svolgere un compito splendido, permetterà ad Enrico di tornare a casa.

In extremis e due giorni dopo l'insorgere del mal di montagna due elicotteri dell’esercito argentino portano in salvo Enrico compiendo il primo intervento di recupero del genere nell'area.

 

Il ricordo di quelle persone resterà indelebile in ognuno di noi.

Le fasi preparatorie della partenza dal campo base verso Punte del Vaca. 

I materiali, che saranno trasportati dai muli, vengono pesati.

 

La cima dell'Aconcagua sovrasta imponente

il campo base. 

Tips and Trips

 

Fotografare in queste condizioni presenta molteplici problemi: il clima, gli aspetti logistici e la praticità di utilizzo rappresentano un forte vincolo al quale bisogna sapersi adattare.

Le escursioni termiche in ambienti desertici di alta montagna mettono a dura prova l'attrezzatura, così come il forte vento e la polvere. Per tale ragione è consigliabile utilizzare corpi macchina tropicalizzati e ricorrere al cambio dell'obiettivo il meno possibile. Questa esigenza, insieme a quella di ridurre pesi ed ingombri, mi ha fatto optare per la seguente attrezzatura:

 

- Nikon F3 e Nikon FM; entrambe presentano come punti di forza la semplicità di utilizzo e, la prima,     affidabilità e robustezza al massimo livello.

- 24-120/3.5-5.6 AF

- 80-200/4 AI

- 28/2.8 AI

- minicavalletto Cullman in alluminio (3 sezioni, testa a sfera, altezza=75 cm)

- morsetto con minitesta a sfera per collegare un corpo macchina alla lama della piccozza.

- Pellicole: Velvia 50 e Sensia 100.

 

Un altro problema è rappresentato dall'impossibilità di approvvigionamento di energia elettrica e dalla scarsa durata degli accumulatori tradizionali. La diffusione di accumulatori al litio in vari formati permette di superare il problema, ma, per estendere al massimo la loro durata, è necessario tenerli a contatto con il corpo durante la notte. La conseguenza è un sacco a pelo che, tra gli accumulatori del telefono satellitare (caricato con un piccolo pannello solare), quelli delle torce e quelli dell'attrezzatura fotografica, vede moltiplicare il proprio peso.

Un ultimo problema è quello della condensa sull'attrezzatura quando si rientra in tenda (l'analogo di quanto accade in un qualsiasi rifugio di montagna): il rimedio in questo caso si ottiene nell'attendere che la temperatura dell'attrezzatura raggiunga quella della tenda prima di estrarla dallo zaino.

La valle glaciale a 4000 m s.l.m. che limita a sud ovest l'Aconcagua (invisibile sulla destra). Momenti di vita al campo base.